Nelle sessioni di coaching accompagno i clienti nel proprio percorso di crescita e uso la creatività per generare possibili alternative e stimolare passi in avanti. La creatività è potente e si presenta in svariati modi sotto forma di domande e va allenata.

Quando le domande rivolte al coachee sono mosse da sincera curiosità verso la persona che abbiamo di fronte e non dal desiderio -a volte bisogno irrefrenabile- di raccogliere informazioni, ci troviamo in un processo creativo.

E proprio qui posso guardare al percorso di coaching come ad uno spazio protetto e sicuro in cui folleggiare coltivando intuizioni, scoperte e apprendimenti.

La curiosità va a braccetto con la creatività e l’innovazione, ma anche con la leggerezza e l’apprendimento e dall’apprendimento arriva di conseguenza il passaggio alle scelte. 1, 2 e 3 è un passo ritmato.

Questo ritmo, questi passi in una sessione di coaching, mettono in evidenza come, al contrario, quelle domande fatte per setacciare dati, per cercare conferme, o domande a ritmo sostenuto che non lasciano tempo per la riflessione, sanno quasi di interrogatorio e non più di un confronto fra pari. Mancano di elementi chiave, la fiducia e l’intimità dello scambio che nascono proprio dalla curiosità, dal non sapere eppure stare con il cliente nel momento presente. E allora per allenare la curiosità mi chiedo:

Chi ho davanti? Ma quanto ne sa il mio cliente della sua vita? Che cosa sta scoprendo insieme a me?
Stz, Silenzio lasciamolo riflettere…

Ecco allenando la curiosità, come coach riesco a stabilire una specie di flusso con la persona. Ci si muove insieme quasi come in una danza, collaborando per trovare strade nuove.

Esser curiosa è un comportamento chiave tra le competenze di coaching per facilitare il processo di sviluppo e crescita del cliente, fa parte della presenza e si può allenare.
Ad esempio attraverso questi 2 esercizi:

1. Nutri il tuo essere curioso

Imparando a fare domande semplicemente per curiosità. In questo modo non ci saranno risposte giuste o sbagliate ma risposte PER il tuo cliente.

2. Trasmetti curiosità e allenala negli altri

Mostrando la tua vulnerabilità, il tuo non sapere, e quando non conosci una risposta lo dichiari. Pensa che allenamento: Io non lo so! Dillo ad alta voce, è quasi liberatorio!

Mostrarsi vulnerabili è un atteggiamento che genera responsabilizzazione nell’altro e facilita l’esplorazione e la fiducia. E poi come coach non ti accontenti, stimoli nel cliente la riflessione più profonda chiedendo come altro sarebbe…? E se…?

Questi stimoli possono aiutare ad andare oltre il già noto, aiutano la riflessione e da qui generano consapevolezza. Ed è questa che permette al cliente/coachee di prendere delle decisioni. Quando il cliente diviene consapevole, guadagna un nuovo punto di vista e da qui il passo ad agire arriva in un battito, anzi con un paso doble direbbe una mia amica!

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