LE NUOVE SFIDE DEL MERCATO. LE IMPRESE E IL CORAGGIO DI CAMBIARE

LE NUOVE SFIDE DEL MERCATO. LE IMPRESE E IL CORAGGIO DI CAMBIARE

febbraio 3, 2016
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Che il mercato richieda nuovi modi e nuove energie per affrontare l’onda del cambiamento è ormai un concetto accolto e condiviso da tutti. Molti sono gli esempi di persone e aziende che affrontano questo cambiamento in modo unico, coraggioso coltivando la forza di “navigare” l’ambiguità e l’incertezza, affrontando i rischi in modo deliberato.

Cambiare si può e si deve

McDonald, Marlboro, Google, Facebook, Gap, Alitalia, FIAT, TIM sono solo alcuni esempi importanti che ribadiscono che cambiare si può e si deve. Tendenzialmente le aziende coraggiose sono quelle che non hanno timore di reinventare la propria alleanza con il proprio consumatore, perché sono state capaci di ascoltarlo, di seguire i suoi cambiamenti, i suoi gusti. Sono per lo più aziende empaticamente concentrate sull’utilizzatore finale, sul miglioramento, e quando trovano la modalità più genuina per immergersi nell’esperienza dei suoi prodotti e leggerne tutte le sfumature, non mettono se stesse davanti.

Leader audaci e lungimiranti

Queste aziende hanno ai loro vertici leader audaci e lungimiranti, in grado di dare un senso reale a quanto accade intorno e di impattare su persone, processi e clima reinventando la relazione con il customer. Sono leader capaci di coinvolgere direttamente i propri dipendenti nell’allenamento creativo, trovando, così, nuove vie di comunicazione utili ad aprire possibilità inesplorate. Sono leader che hanno il coraggio di stare nel “qui ed ora” in modo empatico, con tutti i sensi in allerta per realizzare un futuro concreto.

Il coraggio del cambiamento

Questo approccio comporta un rinnovato ascolto dell’ambiente, delle persone, delle esperienze per comprendere se c’è bisogno di esercitare un coraggio diverso da quello “semplice” di essere presenti ma di immaginare, pianificare e realizzare un cambiamento, di essere un leader creativo.

di Luciano Boccucci

Featured image credit: Robert Couse-Baker